Diego Fusaro e virusAnche Diego Fusaro si iscrive ai complottisti di Google, Android e del tracciamento COVID-19. Dopo la storia del complotto di Android che ti installa l’applicazione COVID-19 “senza alcun consenso”, il turbofilosofo si fa domande senza attendere le risposte, come un Socrate un po’ più rock, e sostiene che le “Notifiche di esposizione al COVID-19” inserite da Google nell’ultimo aggiornamento del suo sistema operativo “non sarà mica, mi domando, l’app IMMUNI che è già attiva sul nostro telefono?”.  La risposta è ovviamente no. In primo luogo perché l’app IMMUNI non è ancora disponibile – il 5 giugno verrà avviata una sperimentazione in tre regioni italiane – e in secondo luogo perché, trattandosi appunto di un’app, va scaricata ed installata e questo non è ancora accaduto. 

 Fusaro aggiunge che non c’è la possibilità di disinstallare le notifiche di esposizione al COVID-19, ammette che “bisogna dare l’autorizzazione, certo, ma nessuno ci ha chiesto l’autorizzazione per scaricarlo” e denunziaquerela “il capitalismo sanitario centrato sulla figura del distanziamento sociale” che “con la scusa dell’emergenza ci toglie le libertà”  e che “rende impossibile da qui in avanti ogni forma di protesta e di rivoluzione”.  Cominciamo a segnalare che la voce nel sistema operativo Android si trova sotto la voce del menù Impostazioni > Google e, come spiega tra gli altri Mobile World, fa parte di un aggiornamento di Google Play Service che da sempre si aggiorna senza necessità di azioni manuali. Questo perché, come ha spiegato qualche tempo fa invece Android World, “Google Play Services è una libreria su cui si appoggiano una gran quantità di applicazioni e alcune funzionalità del telefono, come la maggior parte delle app Google (ma anche di terze parti), i servizi di localizzazione e molto altro”. Disinstallare Google Play Services, a quanto pare, non è impossibile usando i permessi root anche se questo violerebbe la garanzia.  

C’è anche da tenere presente che, se proprio uno ci tiene, è possibile disattivare Google Play Services dalle impostazioni di sistema.

Basta aprire appunto le impostazioni, andare nella sezione “Applicazioni”, cercare la voce relativa a GPS e poi premere su “Disattiva”. Google Play Services verrà così “congelato” e smetterà di girare in background. Questa procedura bloccherà al contempo l’uso di tutte le app che richiedono Play Services per funzionare: tutte quelle di Google, Play Store incluso, moltissime di quelle di sviluppatori di terze parti.

E quindi metterà nei guai l’utilizzatore del telefono. Anche Google spiega la stessa cosa:

Google Play Services è utilizzato per aggiornare le app di Google e le app da Google Play.
Questo componente offre funzionalità di base come l’autenticazione con i tuoi servizi Google, i contatti sincronizzati, l’accesso a tutte le impostazioni di privacy più recenti degli utenti e servizi di localizzazione di qualità superiore che riducono il consumo della batteria.
Google Play Services inoltre migliora la tua esperienza di utilizzo delle app. Velocizza le ricerche offline, offre mappe più immersive e migliora le esperienze di gioco.
Le app potrebbero smettere di funzionare se disinstalli Google Play Services.

Volendo, visto che per il suo funzionamento l’app ha bisogno del bluetooth, è possibile anche disattivare (e rinunciare ai servizi del) bluetooth. Ad ogni modo è il caso di ribadire che se non si scarica l’app di tracciamento non c’è alcuna possibilità che funzioni il tracciamento (monsier de La Palisse, bonjour!). La presenza delle interfacce di programmazione delle applicazioni (API) è inutile se non si scarica l’applicazione che dovrebbe permettere il tracciamento. E allora perché dovrebbe essere un problema l’aggiornamento del software con le API per le notifiche di esposizione se non si vuole scaricare l’app di tracciamento?

Ecco quindi che l’allarme lanciato nella catena su Whatsapp e Facebook è perfettamente inutile in Italia proprio perché l’app di tracking non è ancora stata partorita dalle menti geniali che ci stanno lavorando al ministero dell’Innovazione.

Articolo di NextQuotidiano.it 

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