Cara Giorgia Meloni, le chiacchiere stanno a zero. È francamente sconcertante assistere alle scelte del suo partito e della sua maggioranza in materia di tangenti. Il 6 dicembre lei ha difeso le proposte di riforma della giustizia presentate dal ministro, Carlo Nordio, spiegando di essere “garantista nella fase di celebrazione dei processi e giustizialista in fase di esecuzione della pena”. Un’affermazione che i fatti si sono subito premurati di smentire. Ieri, confermando il voto in commissione, la Camera ha stabilito che i condannati definitivi per corruzione e altri gravi reati contro la Pubblica amministrazione possano scontare la loro pena senza trascorrere nemmeno un giorno in prigione.

morte borsellino Con una furbata indegna di un movimento politico abituato a richiamarsi all’insegnamento di Paolo Borsellino, Fratelli d’Italia ha approvato un emendamento al decreto rave (una norma in teoria dedicata alla repressione dei party illegali) in base al quale corrotti e corruttori avranno diritto ai cosiddetti benefici carcerari anche se non hanno collaborato con la giustizia.  

Amministratori pubblici e politici che hanno violato il loro giuramento sulla Costituzione approfittando degli incarichi per arricchirsi alle spalle dei cittadini potranno così ottenere permessi premio, affidamenti in prova ai servizi sociali, lavoro esterno, semilibertà o detenzione domiciliare anche se non hanno restituito il maltolto o fatto i nomi dei loro complici. La legge entrerà in vigore non appena il decreto sarà approvato in Senato. Ed è facile prevedere che avrà ampia eco in tutta Europa finendo per danneggiare lei, il suo governo e l’intera comunità nazionale. Cioè tutti noi.

Dopo gli arresti di nostri concittadini, le perquisizioni e i sequestri di centinai di migliaia di euro in contanti avvenuti all’Europarlamento di Bruxelles i media di tutto il mondo parlano di italian connection. All’estero, mentre noi qui sottolineiamo (giustamente) come lo scandalo del denaro del Qatar riguardi per ora la sinistra, si guarda poco agli schieramenti politici e molto alla nazionalità dei personaggi coinvolti. Per i Paesi del Nord siamo i soliti italiani, tutti spaghetti, mazzette e mandolino.

Cara Meloni, lo sa benissimo anche lei. Se nei prossimi mesi lei andrà in Belgio e a Strasburgo per chiedere una revisione del Pnrr o una mano per far fronte alla crisi energetica, i cosiddetti Paesi frugali, dopo quello che è accaduto, diranno a chiare lettere: noi non vogliamo aiutare quei ladri degli italiani. Se poi lei arriverà a quegli incontri con un Parlamento e una maggioranza che, con il cortese soccorso di Italia Viva, ha di fatto abolito, o almeno attenuato, il carcere per i ladri di Stato, tutte le nostre richieste resteranno lettera morta. E per lei e per noi ci saranno solo critiche, dileggio e insulti. Purtroppo tutt’altro che immeritati.

Tenere fuori dal carcere chi è stato definitivamente condannato per aver rubato soldi pubblici, tradendo così i cittadini, la Costituzione e il mandato elettorale, non significa favorire la sua riabilitazione come prevede la nostra Carta. Significa solo inviare ai corrotti un messaggio preciso: non parlare, non tirare in ballo altri, stai zitto e non preoccuparti per il tuo futuro!

Cara Meloni, francamente tutto questo ci lascia senza parole. E siamo certi che come noi siano oggi sbigottiti pure molti dei suoi elettori. Davvero i ladri di Stato per lei contano talmente tanto da essere disposta a giocarsi per loro faccia e reputazione? In attesa di una sua risposta, gradisca i nostri saluti.

FATTI CHIARI    da https://www.ilfattoquotidiano.it/

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