Mercoledì 26 gli eurodeputati hanno approvato a larga maggioranza una risoluzione sui limiti d’età per l'accesso ai social network: 16 anni. Così come si sta sperimentando in modo fattivo in Australia da qualche giorno. La decisione non crea alcun vincolo giuridico al momento, ma il voto vuole stimolare l'arrivo a una legislazione europea. Entro la fine dell'anno dovrà essere istituito un gruppo di esperti al fine di consigliare un approccio per proteggere i minorenni dalle dinamiche social. I limiti di età per accedere e utilizzare i social media non hanno mai avuto linee guida armonizzate a livello globale.
Fino a tempi recenti, tutto si basava sulle indicazioni delle stesse piattaforme, ma senza blocchi efficaci per chi eludeva controlli «a maglie larghe». Ma ora, grazie al modello australiano, che inibisce l'utilizzo delle community social ai minori di 16 anni, un tentativo di regolamentazione arriva nell'aula di Bruxelles. Le regolamentazioni diventano sempre più necessarie per via degli schemi e delle strategie implementate dalle piattaforme per intrattenere il più possibile gli utenti, ma non solo. Anche gli allarmanti risultati delle ricerche che studiano le conseguenze sulle condizioni di salute mentale degli adolescenti hanno portato sul tavolo dei legislatori le discussioni relativi ai limiti di età. Emblematico l'attacco frontale dello scorso anno dell'ex sindaco di New York, Eric Adams, che ha sollevato (in modo plateale) un problema comunque già noto.
Lo scorso settembre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva dichiarato che avrebbe monitorato il caso australiano. La presidente ha citato «gli algoritmi che sfruttano le vulnerabilità dei bambini con l'esplicito scopo di creare dipendenze» e ha affermato che i genitori si sentono impotenti di fronte «allo tsunami delle grandi aziende tecnologiche che inonda le loro case». Ma cosa accadrà nel concreto in Europa?
dall'articolo di Roberto Cosentino per corriere.itcorriere.it