Bologna in zona rossa e parchiE' il primo giorno di zona rossa a Bologna. Ma tutta l'Emilia-Romagna va verso il rosso, probabilmente da lunedì. Oggi i sindaci si riuniranno con la Regione. Protestano i genitori con figli piccoli: "Abbandonati con le scuole chiuse, siamo allo stesso punto dello scorso anno". Le famiglie chiedono  che rimangano aperti i parchi. La Regione ha lasciato la decisione ai sindaci. E Merola avverte: "Ho già avvisato tutti i cittadini di andare nei parchi vicino casa" ma "se non ci saranno comportamenti adeguati ne prenderò atto con un'ordinanza di chiusura".  Con gli spostamenti limitati a esigenze di lavoro, necessità e salute, ma con nidi e materne ancora aperti (l'ultimo giorno di didattica sarà domani, chiudono da lunedì). Per il sindaco Virginio Merola, che di fronte ai numeri galoppanti dei contagi e soprattutto dei ricoveri ha spinto la Regione per un provvedimento immediato, è l'occasione per ribadire che tale scelta "era inevitabile e necessaria perché la pressione sul sistema ospedaliero è troppo forte: stanno aumentando i contagi e quindi bisogna chiudere", e per invitare "ancora una volta tutti i cittadini a rispettare la distanza di sicurezza, l'obbligo della mascherina: bisogna ridurre al massimo i contatti personali e quindi uscire per motivi di lavoro, di necessità, e di salute.

Invito tutti a contenere gli spostamenti". Ritorna ancora, in sostanza, lo "state a casa" che ha scandito le giornate di lockdown della primavera scorsa.  Le nuove regole potrebbero non limitarsi a queste. Il sindaco potrebbe procedere con due ordinanze per ridurre ulteriormente il rischio di assembramenti. Una è certa: "Firmerò un'ordinanza che dice che dalle 18 in poi per le bevande alcoliche non è permesso l'asporto in tutta la città", così da soffocare i tentativi di movida; un'ordinanza che va a restringere l'arco orario tracciato dal dpcm in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. L'altro provvedimento sui parchi è per ora solo ipotizzato.

Bambini di nuovo chiusi in casa: l’incubo dei genitori a scuole chiuse, anche i nidi e le materne da lunedì, ritorna come un film già visto. Esattamente un anno fa. Le famiglie che devono gestire lavoro e figli piccoli, in particolare le donne, sono esasperate, disorientate. Reclamano aiuti economici, bonus baby- sitter, congedi parentali immediati, la possibilità per i lavoratori essenziali di poter comunque mandare i figli all’asilo.
«Le famiglie – scrive Cinnica – sono affaticate da una gestione della crisi sanitaria che dal suo inizio continua a basarsi su logiche emergenziali e non programmatiche». Sono tante le testimonianze e gli sfoghi raccolti dai vari comitati e nelle chat.

Bologna zona rossa, i genitori: "Così è dura"

«Noi lavoriamo entrambi con partiva Iva, come faremo? Starò a casa – spiega Grazia Guazzaloca, due figli di 2 e 5 anni – il problema è che non ci si fida più: non saranno due settimane, ma si arriverà a chiudere sino a Pasqua e poi chissà. Tutti così si arrangiano, con baby-sitter condivise, gruppi in casa con mamme a turno che lavorano: ma è assurdo. E dove sono tutti i progetti come l’outdoor education di cui si è parlato nel primo lockdown? Siamo al punto di partenza».
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dall'articolo di Repubblica.it

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